Benessere dei lavoratori
RIDUZIONE DEI RISCHI SULLA SALUTE PSICOFISICA DEI LAVORATORI IMPEGNATI NEI SERVIZI ALLA PERSONA
Finalità del piano
Intervenire in modo scientifico, coerente, organizzato nella riduzione dei rischi sulla salute psicofisica dei soci/lavoratori delle cooperative impegnate nei servizi alla persona
Indagare e intervenire quindi in quelle aree di rischio, non ufficialmente riconosciute dalle leggi in materia di sicurezza e salute dei lavoratori, conseguenti al continuo rapporto con persone svantaggiate, nel lavoro di cura.
Il piano oltre all’attività di formazione, ha prodotto una serie di documenti che Metàlogos ha reso disponibili e scaricabili dal proprio sito:
Le attività svolte
1. Ricerca: La ricerca è stata condotta in collaborazione con l’Università di Padova(Psicologia) con cui Metàlogos ha da anni strutturato un rapporto di reciproco vantaggio.
Il questionario utilizzato è risultato valido al fine di monitorare il benessere dei lavoratori anche estendendo i settori di indagine a servizi non sociali. I risultati e gli stimoli emersi sono notevoli e utili per la pianificazione di interventi di miglioramento sia per quanto riguarda gli aspetti personali, sia per quanto riguarda quelli gestionali organizzativi di direzione.
Perché lavorare sul benessere delle persone?
Negli ultimi decenni si è assistito ad una focalizzazione dell’interesse delle discipline psicologiche e sociali, ma anche dell’organizzazione del lavoro, sul “funzionamento ottimale”, “positivo”, “sano”. Oltre ad interessarsi agli aspetti deficitarii delle persone ora ci si interessa sempre più alle risorse della persona, ai suoi punti di forza e alle sue potenzialità per sostenere il suo benessere, la sua crescita personale e la sua integrazione lavorativa e sociale.
Ciò implica una enfatizzazione degli aspetti di prevenzione rispetto a quelli di intervento e cura: si tratta di mantenere e promuovere il benessere delle persone riducendo in tal modo il rischio dello svilupparsi di problemi che possono investire la persona nella sua interazione con l’ambiente di lavoro e con l’ambiente sociale più ampio.
Questo approccio ha indotto la necessità di definire nel modo più esaustivo possibile il concetto di benessere, di individuare idonei strumenti di rilevazione delle sue dimensioni e di sviluppare strategie applicative per favorire la percezione di un’adeguata qualità della vita.
Il benessere può essere analizzato fondamentalmente assumendo due direzioni: considerando indicatori di tipo oggettivo, quali status sociale, condizioni di reddito, stato di saluto, o soggettivi basati sulla valutazione che ogni individuo effettua delle proprie condizioni psicofisiche e della propria vita quotidiana. È in questa seconda direzione che orientiamo la nostra indagine, assumendo la prospettiva detta eudaimonica che si ricollega al concetto aristotelico di eudaimonia, intesa come ciò che è utile all’individuo, nel senso che ne arricchisce la personalità, consentendo il suo sviluppo e la realizzazione delle potenzialità e dell’autentica natura umana, attraverso un processo di interazione e mutua influenza tra benessere individuale e benessere collettivo, tale per cui quello individuale si realizza nell’ambito dello spazio sociale e quindi anche lavorativo.
Ci riferiamo quindi al benessere psicologico inteso come concetto multidimensionale.
Dai risultati ottenuti possono derivare alcune indicazioni utili alla comprensione del rapporto fra benessere psicologico e attività lavorativa. In primo luogo lo strumento utilizzato ci ha permesso di effettuare una valutazione sul benessere dell’intero campione coinvolto nel progetto.
L’età agisce in maniera differente sul benessere delle donne e degli uomini. Contrariamente a quanto accade alle donne, fra i maschi, gli anziani stanno meglio dei giovani. Sembra che le lavoratrici delle nuove generazioni siano più attrezzate dei maschi di pari età ad affrontare le sfide della vita e del lavoro.
Il benessere personale femminile risulta poi poco in relazione con la scolarità mentre solo i maschi più scolarizzati mostrano alti livelli di benessere, il che suggerisce l’ipotesi che il non raggiungimento di più alte qualifiche non dipenda tanto da una scelta ma sia esso stesso in qualche modo esito di difficoltà a trovare in se stessi le risorse necessarie ad affrontare il compito di apprendimento: una carenza sul piano del benessere psicologico in qualche modo causa e allo stesso tempo conseguenza della non prosecuzione degli studi.
La formazione personale può essere un fattore di miglioramento, ma questo è vero per le donne, mentre gli uomini si rivelano più refrattari al cambiamento, anzi sui meno scolarizzati la formazione personale sembra ridurre la loro già bassa percezione di benessere personale. In sintesi, l’indicazione che può derivare da queste osservazioni è che se le donne sono più disponibili ad accogliere ed utilizzare i contributi della formazione, il lavoro formativo sugli uomini, che è anche più necessario, deve tener conto di una rigidità tanto maggiore quanto minore è il loro grado di istruzione.
Il benessere in relazione al lavoro
Senza dubbio chi lavora nell’ambito dell’assistenza a diretto contatto con le persone ha una migliore percezione del proprio benessere psicologico di chi svolge compiti amministrativi. Questi ultimi mostrano infatti un profilo che li rende più vulnerabili allo stress. Si sentono meno in grado governare e di far fronte alle pressioni del lavoro, hanno difficoltà a riconoscere un senso o a dare senso a ciò che fanno, fanno fatica a percepirsi come persone che stanno mettendo in atto tutte le loro potenzialità, come persone che stanno crescendo e realizzandosi.
Ma anche fra chi opera direttamente nell’assistenza alle persone si osservano differenze legate alla tipologia dell’utenza con cui si rapportano. Chi opera con pazienti psichiatrici presenta un minor benessere psicologico, in particolare presentano problemi nell’accettare i diversi aspetti di sé e si sentono in difficoltà a dominare le situazioni che gli si vengono a presentare.
Incidenti e benessere psicologico
I dati evidenziano che esiste una relazione fra incidenti sul lavoro e grado di benessere. Tale relazione sta ad indicare che laddove vi è minor sensazione di benessere personale vi è maggior tendenza a porsi in situazioni a rischio e quindi a subire incidenti. L’andamento del profilo di chi ha subito incidenti sembra suggerire che la propensione all’incidente sia legata soprattutto ad uno scarso senso di controllo delle situazioni complesse ad un senso di insicurezza che si associa da un lato a una bassa autostima, probabilmente compensata con eccessiva tendenza a decidere autonomamente, e, dall’altro, a una certa difficoltà a percepire e dare direzione e scopo alle proprie azioni.
Conclusioni
In conclusione possiamo ricavare alcune indicazioni:
O il benessere psicologico si conferma un fattore protettivo nei confronti del rischio di incidenti;
O è utile rilevare il grado di benessere dei lavoratori attraverso strumenti idonei;
O il Questionario utilizzato nella ricerca è risultato essere un idoneo strumento di rilevazione del benessere psicologico per sensibilità e capacità informativa;
O una particolare attenzione va posta al benessere di alcune categorie di lavoratori più a rischio: gli amministrativi, chi opera direttamente con pazienti psichiatrici, chi ha avuto incidenti sul lavoro e in generale i maschi con più basso livello di attenzione;
O data la funzione protettiva del benessere psicologico, mantenerlo un buon livello o migliorarlo negli aspetti ove risulta carente è un buon investimento anche per le aziende, che possono ottenere tale obiettivo attraverso buone pratiche organizzative e la promozione di interventi formativi periodici;
O chi opera nella formazione personale deve tener conto nella progettazione degli interventi delle specificità di genere ed in particolare della refrattarietà dei maschi, specialmente se poco scolarizzati, ad accogliere e utilizzare le risorse che la formazione mette loro a disposizione.
2. Formazione: undici corsi con modalità didattiche innovative e differenziate: action learning, training on the job, coaching, Outdoor Training.
Particolare attenzione è stata posta alla diversità:
Le metodologie didattiche applicate hanno tenuto conto di quelle sviluppate in precedenza da Metàlogos nel progetto Diversity Learning in particolare per gli extra e neocomunitari: 20 erano tali soggetti, inoltre si evidenzia che l’88% erano femmine e 45% over 45.
3. Il piano dei rischi:
Lo screening di una notevole bibliografia di settore (descritta in apposito documento insieme alla normativa) ha permesso sia di condurre la ricerca, sia di stendere un piano dei rischi.
Il documento evidenzia in una prima parte come l’evoluzione del lavoro influisca sui rischi e le cause di disagio psicosociale. Nella parte centrale cataloga e chiarisce tali rischi arrivando al concetto di benessere sul posto di lavoro. I concetti di valutazione e prevenzione del rischio psicosociale, trattati nella parte finale, si concludono con indicazioni operative per la prevenzione e l’intervento in azienda.
Il piano:
· percorre l’ambito non ancora di legge sulla salute psicofisica degli operatori impegnati nei servizi alla persona, quindi quel settore non ancora garantito completamente dalla normativa vigente;
· si rivolge alle organizzazioni che operano nei servizi alla persona ed è adatto anche a organizzazioni e settori di servizi in genere (il materiale prodotto è disponibile sul sito www.metalogos.it)
· si rivolge ai lavoratori impegnati nei sevizi alla persona e a chi opera in contesti di consistente relazione personale;
· si basa sulla più recente bibliografia di settore e sulle esperienze e linee guida raccolte durante lo sviluppo del progetto
· ha carattere, pratico e operativo
· può fungere da guida per i responsabili alla sicurezza che intendono monitorare e intervenire nell’ambito oggetto di questo studio
Sviluppi ulteriori:
L'applicazione delle metodologie affinate in questo progetto è largamente applicabile a tutte quelle situazioni lavorative in cui il lavoro di relazione diretta con il cliente è una componente importante, come ad esempio front office, banche, assicurazioni ecc.
Pertanto Metàlogos è in grado di sviluppare anche in questi settori dei percorsi idonei a supportare le aziende anche di ambiti non sociali. Percorsi che dovranno comunque partire da una puntuale ricerca sul benessere dei lavoratori, sullo stato psicofisico e sull'organizzazione presente, al fine di predisporre interventi formativi e organizzativi efficaci.
Gli attori:
Ente gestore (progettazione – direzione piano e progetto, ricerca e formazione): Metàlogos ricerca consulenza formazione.
Dott Ottorino Luca De Bona: Project Manager
dott Michele Dal Farra: responsabile formazione e diffusione risultati
dott. Alvaro Pra Baldi, dott.ssa Cristina Ravazzolo, dott Rudy Orzes,: attività di ricerca
dott. Rudy Orzes: piano dei rischi
Finanziamento: FON.COOP (Fondo paritetico interprofessionale costituito da AGCI, Confcooperative, Legacoop e CGIL-CISL-UIL)
Beneficiari e cofinanziatori: Consorzio SACS e Cooperativa Le Valli
Il piano è stato concordato con: CGIL-CISL-UIL
I numeri:
Finanziamento FON.COOP : 79.430 euro
Cofinanziatori Consorzio SACS e Cooperativa Le Valli: 35.208 euro
Partecipanti alla formazione: 130 (88% donne) (20 extracomunitari o neocomunitari) (45 over 45)
Ore di formazione:2084
Staff gestione progetto: 8 più consulenza Università di Padova (Psicologia)
Docenti coinvolti: 11
Ricercatori coinvolti: 3

