Apprendimento esperienziale: Outdoor Training, Outdoor Management Training®
Le esigenze formative delle aziende sono conseguenti alla ricerca di miglioramento gestionale organizzativo dei vari settori al fine di stare sul mercato, sviluppare l’innovazione, crescere, far fronte alle sfide poste. Parte della formazione ha carattere specifico, legato alla disciplina specifica, ma sono gli uomini e le donne, con la propria storia individuale e aziendale, con le proprie caratteristiche che “fanno l’azienda” . In questo ambito l’outdoor training e l’outdoor management training® risultano efficaci. L’area di sviluppo risorse umane quindi, intesa sia come sviluppo di competenze personali, sia come sviluppo di competenze di gruppi.
Le metodologie della formazione si sono evolute nel corso degli anni.
Negli anni ’80, le dinamiche di apprendimento cominciano a caratterizzarsi non solo sui passaggi di contenuti, ma a basarsi su processi emotivo -relazionali. La formazione, soprattutto quella di accompagnamento a percorsi di carriera di dirigenti e successivamente a percorsi di inserimento e crescita professionale, si sposta sempre più verso aree comportamentali: sapere essere, appartenenza, fiducia, lavorare in gruppo, …
L’attenzione a queste aree comportamentali favorisce la diffusione della formazione outdoor come un approccio atto a mettere i partecipanti nelle condizioni di affrontare le difficoltà non solo intellettuali ma anche esperienziali attraverso l’adozione di regole di collaborazione interpersonale, cooperazione, fiducia, soluzione dei conflitti e la riflessione sistematica sull’esperienza.
Il concetto di formazione outdoor è associato a quello della pedagogia dell’esperienza. Anche se, data l’origine “aziedalista” di questo approccio alla formazione, l’associazione più immediata è con concetto di sviluppo del personale all’interno dell’impresa.
Outdoor training ( apprendere all’aperto, formazione all’aperto, ….)
Il temine “all’aperto” evoca un extra – aula, al di fuori degli schemi dell’istruzione e della formazione che corrispondono nella tradizione della formazione ad una idea di setting aperto, non limitato fisicamente negli spazi e rigidamente articolato su tempi.
La metodologia si articola nella proposta di situazioni concrete e diversificate in grado di attivare un forte coinvolgimento fisico – cognitivo - emozionale e di “mettere in gioco” fattori relazionali e atteggiamenti di fronte a problemi nuovi e complessi per sviluppare determinate competenze attraverso la capacità di apprendere dall’esperienza.
L’outdoor training
L’outdoor training è una metodologia aspecifica molto complessa, finalizzata allo sviluppo dei potenziali dei singoli e dei gruppi attraverso un'esperienza all’aperto, in mezzo alla natura. La metodologia outdoor è una metodologia, ovvero una modalità particolare attraverso cui vengono organizzati e trasferiti le conoscenze e i significati finalizzati al conseguimento degli obiettivi formativi prefissati. Per dirla con una metafora, che della formazione outdoor è l’essenza, l’outdoor è un vettore di experiential learning che attraverso il “praticare la realtà” permette a ciascuno di riconoscere le proprie modalità di partecipazione e collaborazione al conseguimento dei risultati e di sperimentarne altre. La relazione tra modalità prescelte e qualità dei risultati apparirà a tutti evidente e concreta e perciò facilmente trasferibile. L'esperienza di formazione outdoor sviluppa, inoltre, un forte ancoraggio nei partecipanti perché la consapevolezza cognitiva si integra nelle dimensioni di contatto fisico ed emozionale, all'interno di un ambiente naturale che impedisce automatiche associazioni con le consuete abitudini organizzative e di apprendimento.
La formazione outdoor dunque incentra il suo valore pedagogico sull’esperienza pratica, fonte primaria di insegnamento ed apprendimento.
La formazione outdoor
La formazione outdoor appare sulla scena italiana all’inizio degli anni ottanta sulla scia di una diffusione avvenuta dapprima negli Stati Uniti e poi in Europa (anche se, la metodologia è data prima in Europa e poi sviluppata negli Stati Uniti) (Rotondi,1999).
Il vettore di questa metodologia, con l’insieme dei significati e dei concetti che porta con se, è dato dalle grandi multinazionali che l’hanno adottata per prima nella formazione dei loro livelli manageriali.
La diffusione di questa metodologia in Italia si traduce in un offerta di proposte e progetti molto ampia e variegata e con risultati molto disomogenei frutto dell’interesse di molteplici attori: dagli hotel e gli operatori turistici, agenzie pubblicitarie, organizzazioni sportive ed infine, formatori. (Rotondi, 2003).
Vi sono infatti diverse tipologie di formazione outdoor.
In un importante testo su questo argomento Rotondi (Rotondi, 2003) presenta le tipologie di Formazione outdoor e le attività outdoor non formative.
Rotondi non considera parte della formazione outdoor né il survival e le attività sportive, né l’animazione. Queste tecniche, infatti non danno luogo ad azioni formative e l’adventure training al più può rivestire un significato minimo di apprendimento personale: educazione alla natura, vincere la paura, stare con gli altri.
Le dimensioni dell’Experiential learning
Apprendere dall’esperienza, o experietial learning, definisce un orientamento di tipo scientifico che prende le mosse già con l’Education Nouvelle di J.J. Rousseau e il suo Emile del 1762. Senza voler ripercorrere la storia della pedagogia, l’esordio e la prosecuzione di questo orientamento richiamano al carattere educativo intrinseco alla formazione outdoor. Ciò che qui vogliamo sottolineare è in realtà non è immediata la comprensione di un fatto formativo come "fatto educativo", o almeno non è immediato comprendere quello che ci sta dietro ad un evento, azione, un linguaggio per cui noi possiamo associarvi la qualificazione di “educativo”.
La qualificazione “educativo” risulta essere data dalla intersecazione sul piano della pratica di tre direttrici: la prima è quella dell'intenzionalità, la seconda è quella dell’accrescimento di un potenziale, la terza e quella della produzione di senso.
Quali sono, a questo punto, le dimensioni caratterizzanti l’experiential learning?
L’esperienza si sviluppa a partire da un rapporto asimmetrico di relazione che si crea tra il trainer e il soggetto in formazione che qui definiamo “allievo”. La considerazione dei soggetti dell’educazione richiama non all’ovvietà della loro presenza nel fatto educativo, ma alla particolarità dei soggetti stessi. Ciò che si manifesta nel rapporto formativo non è solo la competenza del trainer o la disponibilità dell’allievo ad apprendere ma soprattutto il fatto che sono entrambi soggetti di educazione e soggetti alla loro reciproca inter-azione ognuno con il proprio stile relazionale. La reciproca interazione richiama alla volontà e alla possibilità in quanto condizioni necessarie per l’esperienza educativa secondo una duplice accezione. La prima è quella della possibilità intesa come la volontà di poter-essere:<< come capacità di modificare l’azione futura libera da determinazioni del passato, per quanto esso condizionato......L’educazione può esserci solo al di fuori delle prospettive deterministiche>> (D. Orlando)
La seconda è la possibilità intesa come volontà di dover-essere e qui il riferimento è all’autorità in particolare rispetto al carattere metabletico, di cambiamento, che assume l’azione formativa che è sempre una azione interpersonale. (D. Orlando)
L’azione costituisce la base empirica dell’esperienza educativa e richiama al fare, all’atto che produce qualcosa, che crea. Se l’esperienza è azione, di pensieri e di corpi in situazione, apprendere dall’esperienza significa anche apprendere dalle azioni che facciamo e questo è possibile solo se interveniamo pedagogicamente quando il soggetto è attivo, quando, cioè, si misura con la realtà.
In questa inter-azione assurge a soggetto educativo anche la realtà vitale intesa sia come il mondo della vita, mondo per me e per ognuno (lebenwelt), sia l'esperienza vissuta che si ha del mondo stesso (erlebniss). A sua volta, però, anche la realtà vitale è soggetta ad essere educata, cambiata in riferimento alle modificazioni personali che intervengono nella vita delle persone.
Possiamo individuare, allora, tre elementi che caratterizzano l’apprendimento esperienziale : elementi collaterali, soggettivi, programmati.
Gli apprendimenti collaterali, quelli non previsti dalla progettazione formativa a volte superano gli apprendimenti programmati e proprio per questo motivo hanno un ruolo e una funzione molto importante per il processo di apprendimento esperienziale. All’interno della esperienza il cambiamento si consegue non tanto attraverso la trasmissione di contenuti teorici quanto per mezzo dell’esperienza vissuta. L’apprendimento esperienziale attraverso l’outdoor training assimila processi basati sulla vita reale nel setting della formazione, inclusivi quindi degli elementi collaterali, soggettivi e programmati nonché personali dell’allievo: modalità relazionali, valori, apprendimenti pregressi.
La necessità del debriefing nell’experiential learning
Fare esperienza dell’esperienza significa mettere in atto una specifica strategia di apprendimento che è quella di apprendere ad apprendere proprio perché comporta l’autocomprensione di sé e la comprensione delle situazioni.
Gli obiettivi dell’apprendimento all’interno di una esperienza formativa possono essere di tre tipi: cognitivi, affettivi e comportamentali ma al di la delle caratteristiche tipologiche la caratterizzazione formativa esiste solo se l’allievo comprende la relazione tra ciò che ha appreso e le sue esperienze passate e quelle prospettate.
Per realizzare questo passaggio esiste anche uno specifico aspetto metodologico denominato debriefing, cioè, un’analisi intenzionale che ha l’obiettivo di aiutare l’allievo ad apprendere dalle sue esperienze.
Il debriefing nell’outdoor, possiamo parlare anche di analisi post-esperienza, si utilizza dopo una simulazione o un gioco per facilitare l’apprendimento di chi ha vissuto l’esperienza e comprende tutte le micro-esperienze non necessariamente strutturate e definite nella progettualità formativa.
Da questo punto di vista il trainer, in questo caso riveste il ruolo di debriefer, sa come è progettata l’esperienza e quindi ha chiaro quali sono gli obiettivi del progetto, ma vuole e deve, coerentemente con una impostazione educativa, scoprire come e cosa esperiscono e quali significati vi attribuiscono i partecipanti. L’obiettivo è di comprendere quello che loro hanno effettivamente appreso e non quello che l’educatore voleva che apprendessero per sviluppare una azione competente e di collocazione di quanto appreso nel progetto individuale dell’allievo. Per questo motivo, le sessioni di debriefing nell’outdoor training non possono esaurirsi a un racconto di come sono andate le cose, ma devono essere attentamente impostate.
I momenti di debriefing, che in alcune forme di outdoor più evoluto (outdoor management training®) si avvalgono di video registrazioni, hanno una grande importanza essendo mirate a restituire a ciascun individuo un feedback particolareggiato sul suo comportamento, potenzialmente utile a modificare i suoi schemi mentali.
Bibliografia Essenziale
- AAVV, Il processo di apprendimento individuale e organizzativo, Franco Angeli, Milano 2005
- M. ROTONDI, Formazione Outdoor: Apprendere dall’esperienza, Franco Angeli, Milano 2004
- M. ROTONDI, Facilitare l’apprendere, Franco Angeli, Milano 2000
- M. ROTONDI in AAVV,I luoghi dell’apprendimento: metodi, strumenti e casi di eccellenza, Franco Angeli, Milano 2000
- M. ROTONDI ( a cura di), Un senso per l’apprendere, Franco Angeli, Milano 2002
- M. BUSCAGLIONI, Per una formazione vitalizzante, Franco Angeli, Milano 2005
- G.C. COCCO, Valorizzare il capitale umano d’impresa, ETAS, 2001
- M. ROTONDI, Sviluppare la capacità di apprendere dall’azione, FOR, n. 38, Franco Angeli, Milano 1999

